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Giustizia e libertà

 

L'appello di Giustizia e libertà

Nel 2001, dopo l'avvento del secondo Governo Berlusconi, scrivevamo:
"Alcune recenti decisioni parlamentari e governative hanno fortemente leso il quadro di garanzie e di regole che facevano del nostro Paese uno Stato di Diritto e della nostra Costituzione un baluardo per la tutela dei principi di libertà, di eguaglianza e di pari opportunità.

L'abolizione della tassa di successione sui grandi patrimoni, la pratica reintroduzione dell'immunità parlamentare, la quasi totale depenalizzazione del reato di falso in bilancio, l'agevolazione al rientro dei capitali illegalmente esportati, l'introduzione di enormi difficoltà alle rogatorie internazionali sono fatti che ci allontanano dall'Europa, alterano il corretto funzionamento dei mercati, contrastano con le regole che la comunità internazionale sta cercando di darsi per combattere il terrorismo e le attività finanziarie delle grandi organizzazioni criminali, lasciano privi di tutela i singoli cittadini siano essi piccoli azionisti o piccoli consumatori.

Si tratta di provvedimenti che, comunque li si consideri, mettono in evidenza la fretta del Presidente del Consiglio di annullare inchieste penali in corso contro di lui e alcuni suoi amici e la sua volontà di mantenere per sè e per la propria famiglia un'enorme concentrazione di risorse finanziarie e di potere politico.

L'uso del potere e delle istituzioni a tutela di interessi privati è sintomo di un grave scadimento di valori morali".
Prima delle elezioni del 2006 che portarono al secondo Governo Prodi, cittadini tra cittadini del nostro Paese, pure consapevole della grave ferita inferta dal Governo Berlusconi alla democrazia con la legge elettorale cosiddetta "porcellum", che purtroppo nessuno ha rimosso, riaffermavamo l'imperativo categorico di votare per battere col voto la cosiddetta "Casa delle Libertà", contrastando il progetto eversivo, imposto dalla sola maggioranza di Governo, di stravolgimento della nostra cara Carta costituzionale, nata dalla Resistenza e baluardo delle libertà civili e sociali del Popolo italiano; difendendo la laicità dello Stato e delle sue Istituzioni, in primis la Scuola Pubblica e la sua alta funzione sociale formatrice dei cittadini di oggi e domani; difendendo la laicità della democrazia identificabile con lo spazio pubblico entro cui tutti i cittadini, presenti e non, confrontano i loro argomenti e seguono procedure consensuali di decisioni, attenendosi a un criterio di reciproca persuasione e leale osservanza delle procedure; contrastando la degenerazione e l'attentato alla libertà dei Media e dell'informazione, compromessa dal gigantesco e non risolto conflitto di interesse che riguardava il Presidente del Consiglio dell'epoca, aggravato dalla Legge Gasparri.

A fronte di anni torbidi trascorsi nel segno della divisione e del prevalere arrogante di interessi particolari, se non personali (come nelle numerose e vergognose legge ad personam, tuttora non rimosse), di anni nei quali si è contrabbandata la dimensione aziendalistica come via di soluzione alla crisi della politica divenuta crisi del Paese, noi alzammo e continuiamo ad alzare la voce per affrontare tale emergenza, rivendicando i valori della democrazia e della cittadinanza, della ragione e dell'insopprimibile fondamento morale della politica.

Dopo la caduta del Governo Prodi, che ha meritoriamente cercato di contrastare il preoccupante aumento del debito pubblico del nostro Paese, mettendo in campo una decisiva lotta contro il grave fenomeno dell'evasione fiscale, rinnoviamo la difesa e la riaffermazione di alcuni fondamentali principi di etica politica e di libertà:

  • i poteri politici ed economici devono essere rigorosamente separati e limitati, a difesa dei diritti di libertà e per garantire pari opportunità a tutti i cittadini;
  • ogni possibile conflitto di interesse, per chi svolge od intenda svolgere attività pubbliche di governo, deve essere eliminato, alfine di evitare il rischio che il potere politico sia esercitato per rafforzare interessi economici di parte e non a favore della collettività:
  • nessun politico è al di sopra delle leggi: il mandato popolare non puo' essere assunto a giustificazione della richiesta di sottrarsi al giudice naturale ma anzi deve contemplare l'esigenza non solo dell'assoluta correttezza ma anche della totale trasparenza di chi esercita il mandato;
  • le condizioni di libera concorrenza sul mercato devono essere garantite con legislazioni severe come quella americana, impedendo la realizzazione di posizioni di monopolio e l'abuso di "posizioni dominanti";
  • la legge deve garantire la separazione tra esercizio di cariche di Governo e la proprietà o il controllo di quote rilevanti dei mezzi di comunicazione, per rendere effettivi la libertà e il pluralismo dell'informazione.
  • è necessario difendere il principio di laicità dello Stato e delle Istituzioni a garanzia dei pari diritti di libertà di tutti i cittadini e del ruolo primario della Scuola pubblica.

Tutto ciò richiede strenuo impegno a difesa della Costituzione Repubblicana e dei suoi principi ispiratori.
Il 25 aprile del 2005 sul Corriere della Sera Enzo Biagi ha scritto: "il nostro era un grande nome, "Giustizia e Libertà", un nome che si dice col cuore e che allora faceva sognare giorni migliori".

Per noi, il sogno continua.

Il Movimento d'Azione "Giustizia e Libertà", che si ispira a posizioni ideali che prima nel Risorgimento e poi nella Resistenza hanno lottato per agganciare l'Italia alle grandi democrazie dell'Europa occidentale, invita tutti coloro che intendono impegnarsi a lasciare il nominativo e l'indirizzo: faremo seguire proposte di partecipazione e di lavoro che saranno gestite in forma assolutamente trasparente e democratica.

CONSIGLIO DIRETTIVO: Maria Benazzo,Elena Cassano, Domenico Ferraro, Paola Fubini, Piero Garbero, Ugo Sacerdote, Anna Maria Signoriello, Paolo Vercellone, Franco Sbarberi oltre ai membri della Segreteria Guido Fubini(Presidente), Antonio Caputo e Marzio Catarzi.

COMITATO DEI GARANTI:Giorgio Diena, Giorgio Sesia-Donn, Giorgio Vaccarino.

L'appello del 2001

 

 


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